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Cosa rester? degli anni ottanta?
Scultura, pittura, architettura: esiste un confine tra queste tre discipline oppure i limiti sono dettati solo dall?incapacit? di dare funzione alla materia, di dare materia alla rappresentazione, di dare contenuti artistici alla funzione?

Una risposta potremmo trovarla percorrendo i viali del Riparto Esterno di Levante al Cimitero Monumentale di Milano, in cui sono raccolti la maggior parte dei monumenti tombali realizzati tra gli anni Ottanta e Novanta. Queste opere ci pongono dinnanzi all?impossibilit? di distinguere l?opera degli architetti, da quella degli scultori e dei pittori. Sembra essere caduta ogni barriera tra le arti e le discipline tecniche. Forme geometriche e forme naturali, raffigurazioni di una realt? completamente trasformata e ridefinita nelle proporzioni, incisioni e aggiunte materiche, materiali di cava e leghe artificiali si fondono, realizzando, con forme astratte e nello stesso tempo concrete, cappelle e tombe in cui svaniscono quasi completamente i riferimenti agli elementi architettonici tradizionali che si arricchiscono con decorazioni e sculture figurative.

L?edicola Giampieri del 1975 anticipa questo nuovo approccio dell?arte in un contesto cimiteriale. Giancarlo Marchese, scultore e docente dell?Accademia di Brera, concretizza in quest?opera gli insegnamenti delle avanguardie milanesi attive negli anni Cinquanta. Un parallelepipedo, che sembra nascere dalla compenetrazione di altri due parallelepipedi perfetti, uno liscio e impalpabile di vetro, l?altro materico e grezzo, realizzato con lastre di Serizzo martellinato, viene avvolto plasticamente da una rappresentazione in Bronzo dell?Albero della Vita; ogni dicotomia tra architettura e decorazione ? superata.

Del 1983 ? il monumento De Nora, ideato e progettato dall?architetto Enrico Panzeri e dallo scultore Pietro Cascella, ma ? difficile definire dove finisca l?opera dell?uno e inizi quella dell?altro. Il granito Limbara di Sardegna ? la materia espressiva utilizzata per creare un sistema di relazioni e giochi tra volumi fortemente espressivi che si incastrano, sovrappongono e compenetrano come espressione della vita. La composizione culmina con una croce, che, unico elemento simbolico, sottolinea la sacralit? dell?insieme e la tensione verso l?aldil?.

Degli stessi anni (1982), ? anche il monumento Ghezzi Orsenigo di Agenore Fabbri in cui la forte carica espressionista ? accentuata dal sapiente uso dei diversi materiali lapidei. Da una essenziale base in granito lucido fuoriescono due mani, una in marmo Bianco di Carrara e l?altra in marmo Nero del Belgio, che anche per le relative proporzioni geometriche, danno un senso di immensa drammaticit? alla composizione.

Particolare ? la scelta comunicativa effettuata per l?edicola Galimberti Faussone di Germagnano (1984) dal pittore Vincenzo Ferrari, altro rappresentante della gi? citata Accademia di Brera. Un monolite realizzato con lastre di Trachite Rubia levigata diventa una tela tridimensionale su cui incidere indelebilmente simboli astrologici e matematici che disorientano l?osservatore inserendo il monumento in uno spazio a-temporale. Quella di Vincenzo Ferrari e dei suoi committenti ? una scelta ardita e di rottura rispetto ai contenuti fortemente religiosi e cristiani dei monumenti circostanti, ma non sembra aver avuto ulteriori sviluppi e sperimentazioni in altri casi.

Molto comune in questi anni ? l?utilizzo contemporaneo di pietre e bronzo per realizzare opere in cui la commistione di materiali cos? diversi rende ancora pi? forti i messaggi artistici. Ad esempio, nel monumento Andreottola (1988), lo scultore Alik Cavaliere, uno dei decani dell?accademia di Brera e allievo di Mario Marini, fa nascere da un terreno monolitico di granito Bianco di Sardegna un leggero roseto di bronzo riuscendo ad immobilizzare la transitoriet? della composizione floreale. Ancor pi? dinamica ed espressiva ? la composizione che crea Gi? Pomodoro nel Monumento Vaia (1994). Su un basamento di granito Nero viene appoggiato un blocco di cava di granito Nero Assoluto, in parte lasciato grezzo e segnato dalle lavorazioni necessarie per la coltivazione del blocco e in altre parti perfettamente rettificato e lucidato per permettere una migliore riflessione della luce. Dal perfetto e profondamente nero piano orizzontale superiore nascono forme fortemente plastiche in bronzo che sembrano rimandare alla dinamicit? di alcune sperimentazioni del Futurismo italiano.

Sempre al Cimitero Monumentale, nel Reparto Cinerario, ad una scala pi? ridotta per la diversa funzione e i limitati spazi a disposizione, ? possibile ritrovare molte delle tematiche presentate. In particolare interessante risulta una serie di tre cinerari fra di loro adiacenti realizzati intorno al 1995 con la comune regia del gi? citato architetto Panzeri. Il cinerario della famiglia Porro ? completato da un opera di Orazio Bobbi denominata ?Fiore di Cicoria? in cui, sopra al basamento di granito Nero Assoluto, ? collocato un blocco di marmo Bianco di Carrara eroso dalle radici e dalla forza vitale del fiore bronzeo che da esso si genera. Diversa invece ? stata la scelta dello scultore Pietro Zegna per il cinerario Vigo; un?imponente ?clessidra del tempo?, realizzata con un blocco di granito Nero Assoluto lucido, diventa elemento di contrasto per la dinamica composizione bronzea di uomini danzanti che intorno ad essa ruotano. Senza l?apporto di alcuno scultore ? invece stato realizzato il terzo cinerario, famiglia Bonini, in cui la sapiente lavorazione di pochi blocchi di serizzo Antigorio ha creato una struttura semplice, ma contemporaneamente dinamica e fortemente espressiva.


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